LA LOCANDA DEI TRE ORCHI - Versione MIGLIORATA
-  Parte 1 -

Una deviazione imprevista, una notte tempestosa, un luogo decisamente sinistro: eppure cosa attira di più le persone del racconto di un antico delitto e di un mistero che ancora aleggia nell'aria? Suo malgrado, Morgan viene coinvolto in un'indagine che si preannuncia davvero pericolosa...


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Ero in auto, di ritorno verso Londra dopo aver partecipato ad una serie di conferenze. Pioveva a dirotto e lavori in corso sulla statale mi avevano costretto ad una deviazione che passava attraverso colline brulle e disabitate, dense di fitte boscaglie. 

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La sera che stava arrivando rapidamente mi convinse a fermarmi per la notte in una
locanda di cui avevo visto l'insegna alla luce dei lampi e che, nonostante la zona,
sembrava parecchio frequentata a dispetto del nome decisamente insolito: "Locanda dei tre Orchi".

Nel parcheggio c'erano infatti diverse auto e un grosso torpedone.

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All'interno l'ambiente era decisamente meno inquietante dell'esterno.  La sala da pranzo era ampia, ben illuminata, accogliente e piena di animazione. C'era gran chiacchiericcio e allegria, anche se l'oste che mi aveva accolto aveva una faccia davvero inquietante. Era molto robusto, con una camicia aperta sul petto villoso e le maniche arrotolate fino al gomito. Il collo era taurino, i capelli ricci e ispidi, un ghigno con un dente d’oro luccicante. Grosse sopracciglia nere e cespugliose completavano il quadro. Il lungo grembiule di tela che gli stringeva il ventre era ben teso e sporco di sangue qua e là. Un vero orco, pensai tra me. Forse era quello il motivo della strana denominazione di quel luogo. 

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I tavoli erano tutti pieni, così dovetti dividere il tavolo con un altro ospite, un giovanotto sui trentacinque anni, magro e dai movimenti scattanti: un certo Timoty Preston, di professione giornalista – mi spiegò presentandosi con un sorriso cordiale – anche lui dirottato laggiù dai lavori in corso sulla statale. Ma gli altri gitanti del torpedone? 
Tutti turisti in cerca di emozione, spiegò eccitata una donna seduta al tavolo accanto e che aveva sentito la mia domanda - Davvero non sapevamo dove eravamo capitati? Vedendo la nostra faccia interrogativa, alla donna non sembrò vero di poter spettegolare un po'. 


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Venimmo quindi a sapere, da una voce un po’ stridula e decisamente eccitata, che quella locanda era diventata famosa per un fatto tenebroso capitato diversi anni prima e a cui faceva appunto riferimento la strana insegna. “Locanda dei tre orchi” perché così la chiamarono i giornali in occasione del primo caso. Io e il giornalista allungammo il collo interessati, mentre la donna continuò sempre più elettrizzata: - Diversi anni fa la locanda era gestita da tre persone davvero poco raccomandabili. Un oste losco e dal passato oscuro, una moglie megera che si diceva dedita alla stregoneria e uno strano fattorino ritardato mentale  e collezionista di armi da taglio e strumenti di tortura. 

Ebbene, si scoprì in seguito che diversi viaggiatori alloggiati nella locanda erano stati fatti sparire proprio dall'oste e dai suoi complici per derubarli di tutto. Coppie di sposini in viaggio di nozze, facoltosi viaggiatori capitati lì per caso, una vecchia ereditiera, sola ma molto ricca. I tre furono infine scoperti e scapparono per il rotto della cuffia. La locanda fu chiusa, ma qualcuno aveva notato che la curiosità per quanto era accaduto aveva attirato diversi turisti in città.

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Così, qualche anno dopo il fattaccio, la locanda fu comprata dai gestori attuali e riaperta proprio ad uso dei turisti, con una eccitante caratteristica: la ricostruzione esatta di quella vecchia storia. L'oste attuale (in realtà mi dicono sia un gran brav'uomo) assomiglia moltissimo al turpe oste di allora; la moglie ha adottato  la stessa figura della vecchia megera e hanno pure assunto un cameriere che oltre ad averne la stessa corporatura, da consumato attore finge di essere ritardato e paranoico come quello dell'epoca della tragedia.

Insomma: i turisti arrivano a frotte a bordo di un vecchio torpedone dell'epoca mantenuto per l'occasione e per una o più notti possono alloggiare nella locanda del terrore e provare le stesse emozioni delle vere vittime di allora. Un successo travolgente. 

- Io stessa sono qui per questo - concluse eccitata la donna - e stasera spero proprio di dormire nella Camera Del Sangue (dove ha alloggiato per l'ultima volta la vecchia ereditiera) o nella Stanza della Manica Macchiata dove, narra la vecchia storia, si sono trovate le ultime tracce di Tobias Ferguson, un commesso viaggiatore di gioielli svanito nel nulla, forse fatto a pezzi dal losco oste e sepolto da qualche parte nel bosco qui vicino.
Per quattro dollari ti affittano pure una vanga e puoi continuare a cercarlo, se vuoi. Non è fantastico?

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Confesso che io e Preston, il giornalista, ci scambiammo un'occhiata perplessa. Certo che è strana la gente!
Tuttavia non avevo nessuna intenzione di lasciarmi eccitare da quelle vecchie storie: la mia stanchezza e il sonno erano veri e quando venne l'ora di andare a dormire non mi fece né caldo né freddo che l'oste (ma che brutto tipaccio; il tizio faceva bene la sua parte) mi accompagnasse all'unica camera ancora libera: la Stanza delle Mannaie (ce n'era un'intera collezione appesa alla parete). 

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Mi misi subito sotto le coperte e dopo qualche rigirata nel letto (troppo stanco per dormire subito, e poi che strano, alla parete mancava una mannaia e si vedeva il posto vuoto) finalmente mi addormentai. Ma al mattino, all'ora di colazione, un grido fece sobbalzare tutti: due degli ospiti dell'albergo erano scomparsi mentre la loro stanza era sconvolta: gli scomparsi erano proprio la donna che sedeva al tavolo accanto al mio e suo marito. 

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Commenti

Giorgio S. ha detto…
Ciao Giorgio, che bello rileggerti! Atmosfera davvero intrigante, sono curioso di vedere come procede. Le scene animate sono davvero ben caratterizzate, si vede che hai fatto un po' di esperienza di GenAI!